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mercoledì 10 dicembre 2014

Nuovo libro nero???

Mafia Capitale, spunta il nuovo libro nero delle tangenti. Un nuovo libro nero, un nuovo elenco di tangenti e di nomi. Quello scovato a casa di un collaboratore di Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative rosse che a Roma gestiva il business dei centri di accoglienza per gli immigrati, dei campi rom e dello smaltimento dei rifiuti, potrebbe essere una nuova breccia nella fittissima rete di politici e funzionari pubblici libro paga della cooperativa 29 Giugno.I rapporti con la politicaBuzzi gestiva gli affari (sporchi) della cooperativa con l'ex estremista dei Nar Massimo Carminati. Secondo i magistrati, sono loro due la punta dell'iceberg di una organizzazione che è stata capace di infiltrarsi in Campidoglio e in altre istituzioni. Da qui l'importanza di arrivare fino al governo. L'occasione più ghiotta è stata, appunto, la cena organizzata da Matteo Renzi per far fare cassa al Partito democratico. Visto che non esiste più il finanziamento pubblico, la cooperativa s’è sentita in dovere di intervenire in favore del partito - ha spiegato Claudio Bolla, braccio destro di Buzzi, in una intervista al Fatto Quotidiano - si va lì per cercare contatti, relazioni, mica per la politica. In quell'occasione Carminati non si era fatto vedere, ma dal 2012 bazzicava la coop 29 Giugno piuttosto di frequente. È un socio lavoratore, avrebbe spiegato proprio Buzzi a Bolla. Carminati segnalava i costruttori, i fornitori e le case e i palazzi da affittare per investire nel settore dell’accoglienza. Per oliare questo sistema, però, c'è stato sempre bisogno dell'aggancio politico. A tutti i livelli.Il nuovo libro nero delle tangentiSecondo fonti investigative sentite da Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera, il nuovo libro nero trovato a casa di un collaboratore di Buzzi conterrebbe annotazioni sulla contabilità occulta delle numerose strutture controllate dal gruppo. Il sistema sarebbe, quindi, lo stesso emerso dall'analisi dell'altro libro nero, quello sequestrato alla segretaria di Buzzi Nadia Cerriti che riportava meticolosamente i soldi versati a fianco dell'iniziale del nome di chi se li era intascati. La retribuzione sia di alcuni esponenti delle strutture politico-amministrative interessate sia dei membri del sodalizio - spiegano i magistrati - era possibile grazie all’emissione di fatture per operazioni inesistenti che, a seconda delle società emittenti, determinava diversificate modalità di remunerazione, puntualmente annotate in un cosiddetto 'libro nero'. Come spiegano gli stessi inquirenti che stanno lavorando alle indagini, le società riconducibili a soggetti esterni al sodalizio, a fronte dei pagamenti ricevuti, retrocedevano all’organizzazione criminale denaro contante per la creazione di fondi extracontabili, necessari al pagamento dei politici, degli amministratori pubblici, dei dirigenti amministrativi e dei membri del sodalizio. Attraverso transazioni infragruppo, spiegano ancora i magistrati, le società direttamente controllate dall’organizzazione criminale, gestite anche con l’utilizzo di prestanomi, riuscivano a canalizzare le quote illecite verso gli stessi membri ed a soddisfare le esigenze di reimpiego dei capitali illecitamente acquisiti.Spunta il nome della FinocchiaroIl procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, ha ricevuto questa mattina il sindaco Ignazio Marino. Nel corso del breve incontro, Marino ha consegnato alcuni documenti ritenuti utili alle indagini su Mafia Capitale. Intanto l'indagine dei carabinieri del Ros punta a sbogliare tutti gli intrecci contenuti in migliaia di pagine processuali. Più vanno a fondo, più emergono i tentativi del clan di mettere le mani su appalti nel settore dell'immigrazione. La punta di diamante di questo giro è sempre stato l'ex vice capo di gabinetto di Walter Veltroni, Luca Odevaine, ora membro della commissione del Viminale che si occupava proprio della gestione dei flussi migratori. Proprio secondo Odevaine, tra i politici agganciati da Buzzi ci sarebbe anche il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro. Che, però, smentisce e minaccia querele. Il nome della Finocchiaro spunta fuori nella trattativa per infiltrarsi nel Cara di Mineo. La Finocchiaro - ha detto Buzzi a Carmelo Parabita in un'intercettazione del 16 giugno - gli ha detto 'lascia perdere quella gara è già stata assegnata'.Così evitavano gli accertamenti fiscaliPer evitare che il Fisco mettesse naso nei propri affari, Buzzi poteva contare su una rete ben rodata. In questo modo è riuscito a lungo a tenere la coop 29 Giugno lontana dagli accertamenti fiscali. Quando però il 12 novembre del 2013 cade nelle grinfie del Fisco, Buzzi si rivolge al generale in pensione Emilio Spaziante. So andati a parlà co Spaziante, col generale - spiega Buzzi a Carminati in una intercettazione - che l'ha mandato sto ragazzo a incontra' con un maresciallo e gli ha fatto un sacco de resistenza e lui gli ha detto solo du' segnalazioni... due firmate.... però non gli ha voluto da' e cose firmate. 

martedì 9 dicembre 2014

Il libro "nero".

La segretaria di Buzzi svela il libro nero del clan. Dal carcere Nadia Cerrito vuota il sacco e svela il "libro nero" del clan. È qui, al centro di una costellazione di coop e palazzi, che la 49enne segretaria di Salvatore Buzzi smistava il denaro per "comprare" la politica e oliare il sistema. Tutto seguendo sempre lo stesso schema: preparava le buste per i politici seguendo pedissequamente l'elenco dei pagamenti. Sul "libro nero", di cui ha parlato ieri ai magistrati, registrava qualsiasi somma consegnata segnando accanto le iniziali del destinatario. Tutto nero su bianco. Forse, anche per questo, non se ne separava mai: lo teneva sempre in borsa. Come rivela Valentina Errante, che sul Messaggero dà conto dell'interrogatorio della Cerrito, il "libro nero" contiene un infinito elenco di favori e appalti che Buzzi pagava a politici e funzionari della pubblica amministrazione. Adesso, però, la Cerrito è accusata di essere la "cassiera" del sistema "Mafia Capitale" che, dopo l'ondata di arresti e inquisizione dei giorni scorsi, si sta sgretolando con una facilità sorprendente. Così, da una cella del carcere di Rebibbia, dove è stata rinchiusa lo scorso martedì, ha iniziato a parlare. È il primo punto di svolta. "Buzzi mi portava i soldi in contanti - racconta al gip Flavia Costantini e al pm Luca Tescaroli - mi diceva di prepararli e io li mettevo nelle buste di carta. Le cifre di solito non superavano i quindicimila euro. Era tutta contabilità nera che mi dicevano di non registrare. L'agenda la tenevo sempre nella borsa, perché Buzzi mi diceva che riguardava pagamenti riservati e non volevo che altri lo vedessero. Non conoscevo la destinazione, scrivevo sulla busta con i soldi soltanto la 'B' di Buzzi e lui le ritirava". Quando il gip Costantini le chiede se non sospettasse che ci fosse qualcosa di strano in questo giro forsennato di denaro, la Cerrito replica candidamente: "Sapevo perfettamente che era illegale, lo capivo, ma non potevo rifiutarmi, perché mi avrebbero licenziata e non potevo permettermelo, mio padre sta male. Questa prassi delle buste era iniziata due o tre anni fa". Oltre al giro di denaro, la Cerrito è spettatrice anche di una serie di incontri che potrebbero anche allargare la lista degli indagati. "Tenete conto che l'azienda per la quale lavoro comprende cinque cooperative e ha 15mila dipendenti, molte persone non le conoscevo - racconta ai magistrati - ricordo Franco Panzironi, (ex ad di Ama finito in carcere ndr) lui lo vedevo spesso. Alemanno non l'ho mai visto, ma so chi è, mentre ho sentito i nomi di Riccardo Mancini (ex ad di Eur spa ndr) e Claudio Turella (ex responsabile servizi giardini del Campidoglio ndr), Luca Gramazio (capogruppo del Pdl al Comune ndr) non lo conosco". Ai pm, invece, dice di non conosceere né Eugenio Patanè (consigliere regionale del Pd) né Luca Odevaine del Tavolo di coordinamento nazionale per l'accoglienza dei rifugiati, che secondo gli atti avrebbe incassato da Buzzi uno "stipendio" da 5mila euro al mese. Niente da fare nemmeno per Mirko Coratti (presidente del Consiglio comunale di Roma ora dimissionario), Daniele Ozzimo (ex assessore alle politiche abitative), della moglie Micaela Campana e del senatore piddì Lionello Cosnetino. La Cerrito dice di sapere bene chi è Massimo Carminati, ma assicura di non averlo mai visto. E qui si contraddice con una intercettazione del 29 gennaio 2013 quando il ragioniere Paolo Di Ninno le rendicontava la contabilità ufficiale e parallela delle cooperative. A quell'incontro erano, infatti, presenti sia Buzzi sia Carminati. "Il libro nero", dice la Cerrito. "Mamma mia - risponde il boss rivolgendosi alla donna - hai visto che è nero, guarda qua". "Ma quand'è l'ultima volta che l'abbiamo fatto?", chiede Buzzi. E il ragioniere gli risponde prontamente: "Il 2 dicembre...20 M.C.. è lui Massimo Carminati". "Li hai presi - interviene, quindi, la Cerrito - dopo non gli ho più dato niente io". Ma Carminati li corregge: "Solo 5mila". E la segretaria: "5mila c'ho scritto B perché non lo sapevo che andavano a lui". Dal carceredi Rebibbia la segretaria di Buzzi rivela il sistema delle mazzette: "La banda usava le dazioni per controllare il Campidoglio.